
Secondo l’United Nations World Tourism Organization, il fenomeno dell’overtourism è definibile come “the impact of tourism on a destination, or parts thereof, that excessively influences perceived quality of life of citizens and/or quality of visitors experiences in a negative way [1]”. Tale esperienza negativa, correlata alla concentrazione incontrollata di persone in spazi fragili, condiziona inevitabilmente la godibilità del nostro meraviglioso patrimonio culturale e la qualità della fruibilità delle città italiane, dei nostri musei e dei siti della cultura. E se il fenomeno si sostanzia, in generale, nell’assenza di un buon coordinamento tra risorse e servizi, ne conseguono pratiche improvvisate, disarmonie operative tra città che conducono spesso ad ingenti criticità di ordine e sicurezza pubblica. Numeri alla mano [2] comprenderemo che il fenomeno non è residuale, anzi, coinvolge tutta la penisola italiana e si sviluppa con cifre da capogiro perché, rispetto al 2019 già considerato anno record di presenze (131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze), nel 2023 l’incremento dei visitatori nel nostro Paese è stato del 45,5% nei soli mesi di gennaio febbraio. Inoltre, se nei musei statali, da gennaio ad agosto 2022, si sono registrati 30 milioni di visitatori per 152 milioni di introiti lordi, da gennaio ad agosto 2023, si sono registrati 37 milioni di visitatori (+23%) per un introito pari a 203,8 milioni di euro lordi (+33%) [3]. Se da un lato questo fattore ci riempie di orgoglio, perché siamo lieti di apprendere che il nostro Bel Paese sia meta ambita di tutto il mondo, dall’altro dovrebbe tenerci in allarme poiché, a un aumento dissonante del flusso turistico, spesso corrisponde un sovraccarico delle strutture, un rallentamento dell’efficienza delle prestazioni delle città e la conseguente difficoltà di svolgere adeguati controlli per la sicurezza delle persone e del patrimonio storico artistico. In tale quadro, le azioni di risposta all’overtourism si sviluppano nella destagionalizzazione evitando la concentrazione di flussi turistici in periodi specifici dell’anno e nella delocalizzazione ovvero la capacità di indirizzare i flussi turistici verso mete poco conosciute, ma altrettanto ricche di bellezze, soprattutto naturalistiche [4]. Tali due nuove tendenze vanno a sintetizzarsi, in generale, nell’educazione a un turismo lento e contemplativo ovvero un turismo sostenibile, più consapevole del suo impatto sociale, economico e ambientale [5]. Nel concreto, le meravigliose città di Firenze e di Venezia sono state le prime ad introdurre soluzioni per arginare l’overtourism. Da un lato, Firenze, ha promosso il progetto “Terre degli Uffizi” favorendo l’idea di una più ampia conoscenza delle ricchezze artistiche del territorio toscano in relazione alle collezioni del museo [6]. Dall’altra parte, con deliberazione di Consiglio Comunale n. 51 del 12/09/2023 [7], la città di Venezia introdurrà, dal 2024, un biglietto di ingresso di 5 euro per i turisti giornalieri. L’obiettivo sarà quello di disincentivare il turismo “mordi e fuggi” in particolari giornate dell’anno (dal Carnevale alla Mostra del cinema) e garantire la fruizione ottimale della città lagunare in tutte le sue articolazioni: dai trasporti, ai siti culturali, alla ristorazione, fino alle strutture alberghiere [8]. Passi in avanti molto importanti, che potrebbero trovare ulteriori interessanti sviluppi accrescendo (e valorizzando oserei dire) le lapalissiane connessioni tra sicurezza museale e sicurezza pubblica collegata al turismo. A tal proposito ci si chiede, se il core business per entrambi i settori, museale e turistico, è il medesimo, ossia la tutela e la buona gestione delle nostre bellezze, perché non coniugare i due mondi? Perché non pensare in un’ottica di interconnessione? Questo perché, il dovere di protezione del nostro patrimonio artistico e culturale non può limitarsi ai confini fisici dei nostri musei. C’è bisogno di attenzionare le piazze delle nostre città, il decoro dei nostri monumenti, delle nostre incantevoli meraviglie paesaggistiche nonché la salute e la sicurezza di chi decide di visitare il nostro Paese. La filiera del turismo italiano è composta dalla complementarità delle piccole, medie, grandi imprese che mirano al soddisfacimento del turista, ma che spesso sono prive di un indirizzo comune, di una strategia territoriale che permetta al cliente di fruire di un’esperienza soddisfacente e scevra da rischi. I rischi e le criticità, ancorché potenziali, dell’industria turistica italiana sono numerosi non essendoci pienamente un coordinamento unitario a cui affidare il compito di valutarli e gestirli in un’ottica di risk management, con il risultato che, in molte situazioni, il turista rimane insoddisfatto e poco tutelato. Vediamo quali sono le principali criticità che dobbiamo impegnarci a migliorare: In sintesi, si rileva che il settore turistico italiano abbia ampie potenzialità e notevoli margini di crescita, ma che sia fortemente deficitario di una visione complessiva unitaria, non ovunque supportata da innovazioni tecnologiche in grado di facilitare domanda e offerta, tutela del turista e, conseguentemente, una migliore gestione della sicurezza del patrimonio culturale e dei siti italiani che lo conservano. La sfida di oggi sarà dunque quella di: AZIONI SUL TERRITORIO NUOVE TECNOLOGIE PER IL TURISTA NUOVE FIGURE PROFESSIONALI Tale pacchetto di proposte potrà stimolare un circolo virtuoso di relazioni e di sinergie destinato a portare ineludibili benefici: L’invito, dunque, è quello di potenziare l’approccio al Security Risk Management nei musei attraverso l’introduzione di figure professionali dedicate, come l’Art Security Manager che sappiano garantire la difesa del nostro patrimonio culturale conservato nei musei, ma anche spingersi al di fuori di tali perimetri, per stabilire oculate partnership pubblico-privato in una ricerca costante di soluzioni a favore degli stakeholders. I dati dell’Overtourism in Italia
Quali le azioni di risposta all’overtourism?
Ma siamo realmente pronti ad accogliere in modo efficiente, sostenibile e sicuro tale ingente mole di turisti nella nostra penisola? Quali rischi corrono i turisti in visita nelle nostre città?
Le principali criticità connesse all’overtourism da migliorare
La sfida e l’ArtSecurity Manager